357 schede: dove sta il rifugio, a che quota e da dove viene quel numero, la fotografia con il suo autore, e i sentieri del catalogo che gli passano vicino — misurati, non dedotti. 23 schede le ha scritte una persona; le altre 334 le compone il catalogo, e non le ha rilette nessuno.
Per gruppo montuoso
Chi cerca un rifugio pensa a un gruppo, non a una regione. Questi indici tagliano le stesse pagine per sottosezione della SOIUSA, una classificazione orografica delle Alpi — l’ha proposta Sergio Marazzi nel 2005, il CAI ne ha patrocinato la presentazione, ma non è uno standard ufficiale e l’UIAA non ne ha accettato i criteri. Il numero accanto a ciascun indice è quello delle pagine che elenca.
18 sottosezioni hanno meno di 5 schede e non diventano un indice: Alpi del Gran Paradiso (4), Alpi del Marguareis (1), Alpi del Mischabel e del Weissmies (1), Alpi del Monginevro (1), Alpi del Monte Bianco (4), Alpi del Platta (1), Alpi dell'Adula (1), Alpi della Val di Non (2), Alpi della Val Müstair (2), Alpi della Zillertal (1), Alpi di Lanzo e dell'Alta Moriana (2), Alpi Marittime (2), Alpi Pusteresi (Defereggen Alpen) (1), Alpi Ticinesi e del Verbano (1), Prealpi Bellunesi (4), Prealpi Bresciane (3), Prealpi Carniche (3), Prealpi Varesine (2).
32 pagine non hanno nessun gruppo: la classificazione copre l’arco alpino, e per questi rifugi non c’è nessun poligono che li contenga.
Delle 68 pagine fuori dagli indici di gruppo, 57 si raggiungono dal loro indice regionale. Le altre 11 stanno in una regione con meno di 5 schede e non hanno nemmeno un indice regionale: le si raggiunge dall’elenco per nome.
Le sottosezioni sono quelle della SOIUSA: SOIUSA — Sergio Marazzi, Atlante Orografico delle Alpi, 2005. Confini: SOIUSA (S. Marazzi), digitalizzazione di M. Accorsi, geoservizio Arpa Piemonte.
Regione per regione
334 rifugi composti dal catalogo TrailShare: quota con la sua provenienza, posizione, foto con l’attribuzione e i sentieri che passano in zona. Queste schede non le ha rilette nessuno. Il numero accanto a ogni regione conta le pagine che quell’indice elenca, comprese quelle scritte a mano.
11 rifugi stanno in regioni con meno di 5 schede: un indice che elenca una cosa sola non è un indice, e li si raggiunge da qui.
23 rifugi delle Orobie bergamasche letti uno per uno sulle fonti del CAI, con gli itinerari di accesso e gli avvisi che riguardano chi cammina. Sono le schede più complete del sito, e le tiene aggiornate una persona.
Situato a ben 2.297 metri di altitudine, il Rifugio Baroni al Brunone è uno dei rifugi più alti delle Alpi Orobie e, senza ombra di dubbio, il più faticoso e impegnativo da raggiungere.
Arroccato a 1.891 metri di quota nel territorio di Valbondione, il Rifugio Mario Merelli al Coca (storicamente noto come Rifugio Coca) sorge in uno degli angoli più selvaggi, severi e suggestivi di tutte le Alpi Orobie.
Caratterizzato da un aspetto gradevole e da dimensioni intime e raccolte, il Rifugio Cesare Benigni sorge a 2.222 metri di quota sulla testata della Valle di Salmurano.
Il Rifugio Fratelli Calvi sorge a 2.015 metri di altitudine, adagiato nel cuore di una delle conche più spettacolari e maestose dell'intero arco Orobico.
Situato alla ragguardevole quota di 2.328 metri s.l.m., il Rifugio Nani Tagliaferri detiene con orgoglio un primato assoluto: è il rifugio alpino più alto di tutte le Orobie bergamasche.
La Capanna Alpinisti Monzesi, conosciuta anche come Capanna Monza, si trova a 1173 metri sulle pendici meridionali del Resegone, sotto il Passo del Fò.